PARTE SECONDA
COMPRENSIONE DEL SANTO NELLA SACRA SCRITTURA
E POTENZA DELLE SUE PAROLE
CAPITOLO LXIX
PREGATO DA UN FRATE PREDICATORE
ESPONE UN DETTO PROFETICO
690 103. Mentre dimorava presso Siena, vi capitò
un frate dell'Ordine dei predicatori, uomo spirituale e dottore
in sacra teologia. Venne dunque a far visita al beato Francesco
e si trattennero a lungo insieme, lui e il Santo in dolcissima
conversazione sulle parole del Signore. Poi il maestro lo
interrogò su quel detto di Ezechiele: Se non manifesterai
all'empio la sua empietà, domanderò conto a
te della sua anima. Gli disse: «Io stesso, buon padre,
conosco molti ai quali non sempre manifesto la loro empietà,
pur sapendo che sono in peccato mortale. Forse che sarà
chiesto conto a me delle loro anime?».
E poiché Francesco si diceva ignorante e perciò
degno più di essere da lui istruito, che di rispondere
sopra una sentenza della Scrittura, il dottore aggiunse umilmente:
«Fratello, anche se ho sentito alcuni dotti esporre
questo passo, tuttavia volentieri gradirei a questo riguardo
il tuo parere».
«Se la frase va presa in senso generico, - rispose Francesco
- io la intendo così: Il servo di Dio deve avere in
se stesso tale ardore di santità di vita, da rimproverare
tutti gli empi con la luce dell'esempio e l'eloquenza della
sua condotta. Così, ripeto, lo splendore della sua
vita ed il buon odore della sua fama, renderanno manifesta
a tutti la loro iniquità».
Il dottore rimase molto edificato, per questa interpretazione,
e mentre se ne partiva, disse ai compagni di Francesco: «Fratelli
miei, la teologia di questo uomo, sorretta dalla purezza e
dalla contemplazione, vola come aquila. La nostra scienza
invece striscia terra terra».